venerdì, ottobre 27, 2006

Talentscaut


In questo momento di confusione totale, niente di meglio di un po' di musica atmosferica:





la domanda non è "ne verremo mai fuori?" ma "dove"?

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sabato, ottobre 21, 2006

 


Rosebud



Era più facile prima?


O adesso?


La distanza non rende sempre le cose più chiare, talvolta si sfocano fino a diventare indistinguibili dallo sfondo.


Io ho contato un sacco di battiti, ognuno con la sua bella dose di aspettative.


ma erano belli, per dio se erano belli!


quando ho paura so che sono sulla strada giusta.


a te lascio il conforto della ragione, buono per i vecchi, per gli scettici, per i tecnici del suono.

postato da: fulmine alle ore 22:14 | Permalink | commenti (7)
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giovedì, settembre 07, 2006

Un posto in galleria




Alle volte, devo ammetterlo, mi va di culo in una maniera esagerata.




Supponiamo di essere una persona irrequieta che ad un certo punto si stufa del suo lavoro SOTTOPAGATO benché interessante ma un po' ripetitivo.




Supponiamo che questa stessa persona accetti tanto x provare un cambiamento lavorativo MEGLIO PAGATO - ma non poi tantissimo - interessante - ma non poi molto di più del primo - che comporti però un trasferimento con tanto di separazione (virtuale) dal proprio amato, una difficoltosissima ricerca di casa con prezzi da rapina e un penosissimo principio di pendolarismo in orari notturni.




Supponiamo che avendo accettato tutto questo la persona in questione si trovi catapultata in una professione diversa da quella immaginata perchè il suo arrivo coincide con la partenza inaspettata di una persona chiave...




Ecco quello che succede:







 




La Galleria Carla Sozzani riaprirà dopo la chiusura estiva con la mostra della giovane fotografa giapponese RINKO KAWAUCHI: RINKO KAWAUCHI AILA the eyes, the ears, Cui,Cui Inaugurazione in presenza dell'artista: sabato 9 settembre 2006 dalle ore 15.00 alle ore 20.00 In mostra: dal 10 settembre al 29 ottobre 2006






Ecco, io stamattina ero lì ad aiutare rinko ad allestire, quella foto lì sopra (una delle mie preferite delle mostra) l'ho dovuta reggere dalla cima di una scala mentre l'autrice, qualche piolo più sotto, la attaccava al muro con il martello. La mostra è quasi pronta e metterla su (in senso letterale!) è stata una delle più ENTUSIASMANTI esperienze della mia vita di fotografa dilettante, essere umano pensante, ragazza con la valigia.






Sabato si inagura e la mostra val bene un treno per milano.




vieni!

 

postato da: fulmine alle ore 23:53 | Permalink | commenti (6)
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martedì, agosto 29, 2006

Cercando casa











Allora, sto cercando casa in quel di milano.


Trasferimento lavorativo, la cosa migliore è stata dare le dimissioni oggi senza preavviso (l'unico vantaggio del co.co.pro, apparetemente). La cosa peggiore è che venerdì sono già al lavoro quindi ho 3 giorni per trovare un posto.


Zona porta garibaldi centro


se qualche milanese passa di qui, un aiuto è gradito: lasciate un commento nei messaggi


agli altri chiedo solidarietà e visite frequenti (spero non sotto un ponte dei navigli. non vorrei vivere in una filastrocca)


post a breve ma ora riprende la recerche.


postato da: fulmine alle ore 21:15 | Permalink | commenti (3)
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giovedì, luglio 27, 2006
 







Thursday's child 

In effetti è giovedì ormai











All of my life I've tried so hard



Doing my best with what I had


Nothing much happened all the same


mi chiedo se sia davvero così facile capire quando

ti è andata bene e quando ti è andata male.

Su quali basi si misura il successo di una vita.

Forse su ciò che pensa di te chi resta.




Something about me stood apart


A whisper of hope that seemed to fail


Maybe I'm born right out of my time


Breaking my life in two


Per quanto uno insista e cerchi di rendersi indispensabile

la verità è che non lo siamo e non ha senso dolersene.

Siamo indispensabili solo nel momento in cui creiamo

altre vite, ed è un attimo, per quanto eterno.

La vita inzia sempre con una divisione.








(Throw me tomorrow..oh,oh)


Now that I've really got a chance


(Throw me tomorrow..oh,oh)


Everything's falling into place


(Throw me tomorrow..oh,oh)


Seeing my past to let it go


(Throw me tomorrow..oh,oh)


Only for you I don't regret


That I was Thursday's Child





Acquista tutto un senso diverso quando sai che le cose

devono succedere.  E lo fanno. Smetti di aggrapparti all'idea,

così illuministica, di poter dare una direzione qualsiasi alle 

9.000 benedizioni che ti aspettano.  Se solo...







Monday, Tuesday, Wednesday born I was (x2)





Sometimes I cried my heart to sleep


Shuffling days and lonesome nights


Sometimes my courage fell to my feet



Quanto tempo sprecato a piegare metalli con la forza del pensiero

quando bastava impugnare la barra e usarla per rompere il vetro





Lucky old sun is in my sky


Nothing prepared me for your smile


Lighting the darkness of my soul


Innocence in your arms



Di nuovo e di nuovo e di nuovo,

e sono tutte ottime ragioni 

per cercare di toccare qualcuno





(Throw me tomorrow..oh,oh)


Now that I've really got a chance


(Throw me tomorrow..oh,oh)


Everything's falling into place


(Throw me tomorrow..oh,oh)


Seeing my past to let it go


(Yeah, throw me tomorrow..oh,oh)


Only for you I don't regret


That I was Thursday's Child




Giovedì, e ha piovuto ieri mentre ero al funerale di mia nonna.





Monday, Tuesday, Wednesday born I was Thursday's Child


Monday, Tuesday, Wednesday born I was Thursday's Child


Monday, Tuesday, Wednesday born I was


Monday, Tuesday, Wednesday born I was




Io sono nata di venerdì.
postato da: fulmine alle ore 01:11 | Permalink | commenti (4)
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martedì, luglio 18, 2006
Memories of a free festival



Allora, io c'ero e per come sono messa in questo periodo (triplo lavoro con salto mortale x arrivare a fine mese, caldo intollerabile, voglia di andare in vacanza che mi rende afasica e zanzare tigre accanite sul mio apparente sang real) è già una notizia. Sto parlando del Traffic Free Festival: una promessa mantenuta tre volte. Nel senso che c'era talmente tanto traffico che la prima sera un po' di gente che conosco non è riuscita a parcheggiare ed è tornata indietro (io no, perché quella sera suonava Manu Chao che mi perdo sempre più che volentieri), che non ho sborsato un euro (concerto e navetta gratis, perché noi siamo i giovani precari spiantatelli ma ci piace tanto il concerto all'aperto, insomma, a pagamento si rischiava il vuoto siderale, devono aver pensato gli organizers); che era un festival, cioè una festa qui nella parte alta dello stivale, comoda per i gruppi international che spostando appena una gamba dalla francia si trovano qui e non gli si rovinano gli ammortizzatori dei tir.

Ho visto le due serate di venerdì e sabato che commento in pillole perché - yuk- sono al lavoro e la pausa pranzo uno non può estenderla oltre le 2 e mezza a meno di non essere in sudamerica. Quindi: i Franz Ferdinand scusate lettori sotto i 27 a me non sono piaciuti per niente perché se la tirano disperatamente e non mi sembra dicano niente di nuovo che bowie ai tempi di low/periodo berlinese non abbia detto, e meglio. per dire che l'highlights della serata è stato quando hanno intonato bella ciao (momento straniante, non c'è che dire). Il gruppo di apertura, i Sons and Daughters con front woman sguaiatissima era certo meglio della loro esecuzione asettica e autocompiaciuta. Bah!

Serata di sabato: bravissima assai la bella giovanna la poliziotta, forse un po' breve la sua esecuzione e così se la sono persa in molti: peggio per loro. Gli strokes hanno fatto un bello show tenuto conto del fatto che il chitarrista non sa suonare e il cantante gigioneggia come neanche brian ferry sotto acido. Però alcuni pezzi erano davvero ben presi; Ize of the world su tutte, oltre ai vecchi successi che tutti abbiamo biascicato almeno una volta. Mega pitfall per il buon moretti che esce di scena urlando al microfono "forza italia" gelando la platea. Poverino! Ma Mao non poteva dirglielo?

Il resto è cronaca: zanzare di dimensioni quasi umane, birra a 4 euro, un cesso manco a pagarlo, gente incontrata che non diresti mai e teorie di porchettari in agguato. Tutte cose che rimpiangeremo, un giorno.
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venerdì, giugno 09, 2006
A volte non se ne sono mai andati


Apprendo con sgomento e meraviglia da una mia ex commilitona dei tempi del liceo che la (già) ottuagenaria professoressa di matematica che io davo per dipartita dal 1990 è invece viva e (pare) in ottima salute; comunque meglio di due lustri fa, quando combatteva e a mia insaputa sconfiggeva ai punti un tumore. Non solo è viva, ma anche lucida: ha riconosciuto la sua ex allieva e si è intrattenuta in conversazione con lei, rivangando il passato e formazioni delle classi che manco i fanatici delle figurine panini. Pensare che in questi anni le avevo dedicato coccodrilli struggenti, attribuendole virtù didattiche e formative straordinarie, giustificandone la tempra severa come unico caposaldo al dilagare del dubbio non euclideo, facendone una delle principali ispiratrici della mia logica stringente ed inoppugnabile, forgiata da verifiche a sorpresa ed equazioni a due incognite.
(ok, sto un po' bluffando, non ricordo quasi niente di matematica, ma è il metodo trasmesso che conta qui, non il contenuto, o come canta Jack White in Black math: "Is it the finger or the brain that you're teaching the lesson?").
Dimenticavo di dire che l'incontro a sorpresa è avvenuto in un noto centro commerciale dove la nostra stava facendo la spesa accompagnata dalla sorella suora, lo so che qui arriviamo a delle vette deamicisiane ma tant'è. Oppure la mia ex compagna, con la scusa che è il suo genetliaco, ci ha dato dentro con la bumba e le si sono schiuse le porte della percezione, e dietro quelle porte c'è un'unica certezza: la matematica ti renderà libero.
postato da: fulmine alle ore 14:32 | Permalink | commenti (5)
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domenica, maggio 07, 2006

Impossibile da scrivere

Uno parte dal fatto che non riuscirà mai a leggere tutto quello che è stato scritto: ci vorebbero diverse vite, per di più solitarie, appartate, vite d'interni più che di stagioni, sempre uguali. Le letture che facciamo sono frutto del caso o di consigli mai del tutto condivisi, dopo. O di smanie collezionistiche. O di affinità geografiche e di pensiero. O di eredità. O ancora di colpevoli trascuratezze e noie per la villeggiatura. Spesso di matrimoni poco partecipati. Bovarismi da bilocale. Adolescenze umide di pianti inascoltati.

Una volta, avrò avuto sedici anni, ero in vacanza con i miei a lanzarote, canarie. mi annoiavo come solo una figlia unica riesce a fare. in una specie di bazar rigorosamente per anziani coniugi britannici (burro salato, abbronzanti protezione 30, cheddar e altre derive della globalizzazione turistica, forse la peggiore, ma in fondo la più autolesionista) scovo un espositore tipo quelli degli occhiali, un totem piramidale di plastica bianca con inpilati graziosi libretti in carta grigia pulp  e copertine rosa confetto con donne accomodate su avambracci altrui. Io lo sapevo, che non aveva senso, neppure ai bordi dell'immobilità di piscine circondate da palmizi nani, ingannare il tempo con sottospecie di pensieri intorno ad un unico amplesso di gemiti e ritrosie da copione (l'allumeuse come ruolo proppiano dell'opera al rosa). Ma come resistere al richiamo allusivo e straziante di aerei diretti ALTROVE, dove le cose stavano accadendo davvero, senza almeno un aliante di carta?

Così ho fatto girare la piramide bianca come fosse un dreidel e là è accaduto il miracolo. Il miracolo aveva quest'aspetto:

Non c'è stato bisogno di fare o dire molto, ci siamo guardati e scelti:  era l'unico, davvero l'unico rimasto, non c'entrava niente con tutto il resto, e la nostra comune inadeguatezza ci ha attirati come una calamita. Ho stretto il paperback fino alla cassa, e ci siamo salvati l'estate a vicenda.

Questa è solo parte della gratitudine che riesco ad esprimere. Il resto è una via libris a cadenza annuale con autoflagellazione e stimmate ai piedi, adorazione di risvolti e incipit nella penombra di megastore domenicali, nottate insonni prolungate di sedicesimo in  sedicesimo e altro ancora. Da cui il titolo.

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martedì, aprile 25, 2006

Frammenti e altre catastrofi

Quando scrivo con la musica in sottofondo* mi sembra che vengano fuori delle cose più acute, ma in realtà quella dell'ispirazione assistita è una strada scivolosa, su cui caddero numerosi sperimentatori attratti dai vari paradisi artificiali disponibili. La verità è che se sai scrivere scrivi con o senza puntelli. Se fai pena, non c'è santo che tenga. Troppe volte uno si crea degli alibi che non sono nemmeno all'altezza dello sforzo che costa pensarli.

Però in questo momento il mio è un alibi di ferro: sto tenendo in equilibrio troppe palle per potermi fermare a contarle.  Nel tentativo di stare dietro a troppe cose non me ne riesce nessuna in modo convincente. Questa deriva dei continenti che ha colpito la mia sussiegosa unità d'azione aristotelica la sto scontando: il cinismo è inversamente proporzionale al numero di ore dormite, e direttamente proporzionale alle viste notturne al frigo.

Ritroverò mai la mia abituale regolarità intellettuale? Maledizione alla tv via cavo, alla flessibilità lavorativa, alle aperture domenicali e a tutto quello che ci di-verte. Ci sono cose che non si possono comprare. Una di queste è la coerenza. Dovrò ripiegare sulle diesel avy.

* Who do you love? Quicksilver Messenger Service  

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giovedì, marzo 30, 2006

Trovarsi nelle cose

Che poi io ho sempre saputo che più ci si sforza meno le cose vengono bene, solo che pensavo di dover dimostrare qualcosa. a me stessa, prima di tutto. invece mai come in questo periodo ho capito che basta farsi trovare ben disposti e le cose accadono spontaneamente, senza doversene preoccupare eccessivamente, solo per una legge naturale di attrazione.

C'è voluto un po' per capire che non puoi sempre avere quello che vuoi, ma che ti arriva quello che ti serve.

Questo e altri piccoli miracoli li devo alla sospensione del giudizio e alla capacità di affidarmi al processore centrale, che possiede tutti i dati e non solo la mia memoria a breve termine (la quale per altro è piuttosto labile): e sono stati occhi neri e risate e aiuti insperati e mille modi in cui la vita mi sta coinvolgendo in un progetto misterioso e affascinante e pulsante e impalpabile. Ha funzionato bene smettere di guardare la mia immagine nello specchio, e cominciare a guardarmi intorno.

Poi aiuta che ci sia un cielo azzurro che sa stupire di nuvole e di rifllessi.

Random quote:

"Non ci si può allontanare consapevolmente da un qualche oggetto senza volgere la testa per assicurarsi che ci stiamo allontanando".    Paul Valéry

postato da: fulmine alle ore 21:38 | Permalink | commenti (4)
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