mercoledì, dicembre 22, 2004

L'assenza dell'assenzio

Ho girato mezza città per trovare queste pastiglie qui (molto bohémiennes, nevvero?):

e poi le ho trovate in un bar sotto casa. non so nemmeno se siano buone, però mi servivano per un regalo.

 non sono un'esperta di packaging ma questo mi sembra spettacolare.

anzi, spectacular-spectacular!

postato da: fulmine alle ore 17:20 | Permalink | commenti (7)
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martedì, dicembre 21, 2004

Fuori dal coro

Mi rendo conto che questo post è agli antipodi rispetto a quelli di chi (la maggioranza dei bloggers, a quanto sembra) odiano il natale e tutto quello che ci ruota intorno (gli addobbi, i regali, le cene/i pranzi interminabili, il freddo oppure babbo natale). per quanto leggendo alcuni post io mi senta di condividere in parte le considerazioni fatte, tuttavia mi va di aggiungere che il natale non è solo quello dei regali riciclati della zia, del consumismo sfrenato, delle processioni nel più vicino centro commerciale, del buonismo ad oltranza e degli auguri di circostanza.

Quindi ecco un breve elenco di quello che mi piace del natale:

10) la neve. quando c’è. a natale deve esserci. ecco perché non credo che mi trasferirò mai in australia. questo, e i ragni giganti.

9) il calendario dell’avvento. non lo faccio più ma quando ero piccola mia madre me lo comprava sempre. un anno al posto delle sorpresine c’erano dei cioccolatini. ma a me piacevano tutti, anche quelli di cartone con il disegno sotto. spesso fatti a hong kong. immancabilmente il 24 c’era gesù bambino. comunque.

8) i dolci di natale. in realtà essendo vegan non ne posso mangiare quasi nessuno. però mi piace vedere quei trionfi di panettoni spessi come pouf e dalla densità che neanche una stella collassata esposti con sfrontatezza gastronomica nelle vetrine delle pasticcerie più fighe. non li compro ma ammiro il loro essere barocchi senza reticenze. vorrei riuscirci anche io, ogni tanto.

7) gli artisti di strada. si, ci sono sempre ma a natale in genere sono di più confidando nel buon cuore dei passanti. aumentano i musicisti, e non solo gli zampognari: anche quelli che suonano il sax che a me non sa molto di natale ma di spandau ballet. sarà per quello che pensando a loro mi commuovo e sgancio qualche monetina? meglio non indagare…

6) il clima rilassato e fannullone che si respira ovunque – uffici, università, stazioni di polizia, il mio cervello – il 24. nel senso che è scontato che quel giorno lì si possa non fare niente con il benestare della società civile. neanche lo sforzo di una messinscena decente come gli altri giorni. evviva!

5) le luci natalizie. lasciamo perdere quelle d’artista allestite nella mia città – torino – che in genere piacciono a tutti o quasi (tranne suppongo a quei poveracci che abitando in centro si passano due mesi con le serrande abbassate per non essere accecati. ripensandoci però abitando in centro tanto poveracci non saranno). no, a me piacciono anche quelle ultra-kitch, intermittenti, che si vedono nelle vetrine delle panetterie. mi mettono allegria con il loro cattivo gusto amichevole.

4) il fatto di rivedere tutti i miei parenti in un colpo solo al pranzo di natale e finire sempre nel tavolo dei bambini. che ormai, vista la penuria di nascite, sono tutti sopra i 18. da figlia unica mi godo la full immersion nella promiscuità di posate scambiate e di code per usare il bagno. roba da famiglia bradford, e per un giorno è divertente. dopo tre probabilmente farei una strage.

3) il silenzio strano e denso che c’è in città la mattina di natale. ovattato come quando nevica. evocativo come una foto sbiadita. felpato come i miei passi di bambina che vanno a vedere cosa c’è sotto l’albero.

2) ricevere regali. perché scartare un regalo destinato a me distruggendo la carta e mirando al sodo (cos’è e se c'entra qualcosa con me) è simbolico, psicologicamente istruttivo e capace di solleticare tutti i miei cinque – sei? – sensi.

1) fare regali. si, più che riceverli mi piace comprare o ancora meglio fare a mano – con risultati alterni ma con la consolazione per chi li riceve che un giorno possano valere qualcosa, nel caso dovessi diventare una serial killer di fama – regali personalizzati per le persone che amo. perché è un modo per dire che ci sono e che penso a loro e almeno in parte li conosco.

e so come renderli un pochino più felici.

postato da: fulmine alle ore 14:04 | Permalink | commenti (2)
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lunedì, dicembre 20, 2004

Il cielo sopra Torino

 

 

 

(un grazie a pedrita per avermi regalato

la macchina fotografica che ho usato per qs scatto).

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lunedì, dicembre 13, 2004

DOPPIE esposizioni

 

 

 

 

 

 

 

Ci sono momenti così, in cui quello che ho da dire non ci sta tutto in un'immagine, e vorrei poterci riscrivere sopra fino a quando i contorni perdono il loro significato di confini e sbiadiscono lasciando spazio a strane, chimeriche commistioni di colori impastati come i pensieri al risveglio.

Oppure è solo il tempo che rende i tuoi occhi sempre più liquidi, e il tuo viso indefinito, e i miei ricordi come lampi di luce che cancellano qualcosa nel momento stesso in cui lo rivelano.

Oppure è già successo tutto ed io non me ne sono accorta, quando lo capirò avrò percorso così tanta strada che mi troverò di fronte quello che mi ero lasciata alle spalle e non lo riconoscerò. Almeno non subito.

Ma siamo in ballo quindi balliamo. Balliamo come se non ci fosse un domani.

postato da: fulmine alle ore 10:11 | Permalink | commenti (2)
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lunedì, dicembre 06, 2004

Uno scatto in avanti

 

 

 

 

 

 

 

 

postato da: fulmine alle ore 16:22 | Permalink | commenti (3)
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lunedì, dicembre 06, 2004

L’HAIKU PROMESSO

 

Nel primo post di questo blog, avevo chiesto se qualcuno sapesse da dove veniva il suo titolo, educazione all’inverso. al primo che avesse indovinato promettevo di regalare un haiku. la domanda però era caduta nel vuoto, quindi con il tempo pensavo che la cosa non sarebbe mai arrivata ad una conclusione. invece pochi giorni fa in un post qualcuno risponde esattamente, senza nemmeno sapere dell’haiku presumo. per la cronaca, educazione all’inverso è il titolo di una canzone contenuta nel secondo album di moltheni. e comunque è un concetto che mi piace. Quindi senza ulteriori indugi ecco l’haiku per te:

 

Ieri la pioggia

scendeva silenziosa

come gli amanti

 

(chi se ne intende vedrà che le regole metriche e compositive dell’haiku sono state rispettate. agli altri la cosa dirà meno, ma io sono contenta di aver portato a termine questa promessa sospesa da tanti mesi.)

 

postato da: fulmine alle ore 12:35 | Permalink | commenti (1)
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