Fuori dal coro
Mi rendo conto che questo post è agli antipodi rispetto a quelli di chi (la maggioranza dei bloggers, a quanto sembra) odiano il natale e tutto quello che ci ruota intorno (gli addobbi, i regali, le cene/i pranzi interminabili, il freddo oppure babbo natale). per quanto leggendo alcuni post io mi senta di condividere in parte le considerazioni fatte, tuttavia mi va di aggiungere che il natale non è solo quello dei regali riciclati della zia, del consumismo sfrenato, delle processioni nel più vicino centro commerciale, del buonismo ad oltranza e degli auguri di circostanza.
Quindi ecco un breve elenco di quello che mi piace del natale:
10) la neve. quando c’è. a natale deve esserci. ecco perché non credo che mi trasferirò mai in australia. questo, e i ragni giganti.
9) il calendario dell’avvento. non lo faccio più ma quando ero piccola mia madre me lo comprava sempre. un anno al posto delle sorpresine c’erano dei cioccolatini. ma a me piacevano tutti, anche quelli di cartone con il disegno sotto. spesso fatti a hong kong. immancabilmente il 24 c’era gesù bambino. comunque.
8) i dolci di natale. in realtà essendo vegan non ne posso mangiare quasi nessuno. però mi piace vedere quei trionfi di panettoni spessi come pouf e dalla densità che neanche una stella collassata esposti con sfrontatezza gastronomica nelle vetrine delle pasticcerie più fighe. non li compro ma ammiro il loro essere barocchi senza reticenze. vorrei riuscirci anche io, ogni tanto.
7) gli artisti di strada. si, ci sono sempre ma a natale in genere sono di più confidando nel buon cuore dei passanti. aumentano i musicisti, e non solo gli zampognari: anche quelli che suonano il sax che a me non sa molto di natale ma di spandau ballet. sarà per quello che pensando a loro mi commuovo e sgancio qualche monetina? meglio non indagare…
6) il clima rilassato e fannullone che si respira ovunque – uffici, università, stazioni di polizia, il mio cervello – il 24. nel senso che è scontato che quel giorno lì si possa non fare niente con il benestare della società civile. neanche lo sforzo di una messinscena decente come gli altri giorni. evviva!
5) le luci natalizie. lasciamo perdere quelle d’artista allestite nella mia città – torino – che in genere piacciono a tutti o quasi (tranne suppongo a quei poveracci che abitando in centro si passano due mesi con le serrande abbassate per non essere accecati. ripensandoci però abitando in centro tanto poveracci non saranno). no, a me piacciono anche quelle ultra-kitch, intermittenti, che si vedono nelle vetrine delle panetterie. mi mettono allegria con il loro cattivo gusto amichevole.
4) il fatto di rivedere tutti i miei parenti in un colpo solo al pranzo di natale e finire sempre nel tavolo dei bambini. che ormai, vista la penuria di nascite, sono tutti sopra i 18. da figlia unica mi godo la full immersion nella promiscuità di posate scambiate e di code per usare il bagno. roba da famiglia bradford, e per un giorno è divertente. dopo tre probabilmente farei una strage.
3) il silenzio strano e denso che c’è in città la mattina di natale. ovattato come quando nevica. evocativo come una foto sbiadita. felpato come i miei passi di bambina che vanno a vedere cosa c’è sotto l’albero.
2) ricevere regali. perché scartare un regalo destinato a me distruggendo la carta e mirando al sodo (cos’è e se c'entra qualcosa con me) è simbolico, psicologicamente istruttivo e capace di solleticare tutti i miei cinque – sei? – sensi.
1) fare regali. si, più che riceverli mi piace comprare o ancora meglio fare a mano – con risultati alterni ma con la consolazione per chi li riceve che un giorno possano valere qualcosa, nel caso dovessi diventare una serial killer di fama – regali personalizzati per le persone che amo. perché è un modo per dire che ci sono e che penso a loro e almeno in parte li conosco.
e so come renderli un pochino più felici.