venerdì, aprile 29, 2005
COSE CHE VORREI AVERE SCRITTO IO
#9
 
We got passes till midnight, after the parade. I met Muriel at the Biltmore at seven. Two drinks, two drugstore tuna-fish sandwiches, then a movie she wanted to see, something with Greer Garson in it. I looked at her several times in the dark when Greer Garson's son's plane was missing in action. Her mouth was open. Absorbed, worried. The identification with Metro-Goldwyn-Mayer tragedy complete. I felt awe and happiness. How I love and need her undiscriminating heart. She looked over at me when the children in the picture brought in the kitten to show to their mother. M. loved the kitten and wanted me to love it. Even in the dark, I could sense that she felt the usual estrangement from me when I don't automatically love what she loves. Later, when we were having a drink at the station, she asked me if I didn't think that kitten was 'rather nice'. She doesn't use the word 'cute' any more. When did I ever frighten her out of her normal vocabulary? Bore that I am, I mentioned R.H. Blyth's definition of sentimentality: that we are being sentimental when we give to a thing more tenderness than God gives to it. I said (sententiously?) that God undoubtedly loves kittens, but not, in all probability, with Technicolor bootees on their paws. He leaves that creative touch to script writers. M. thought this over, seemed to agree with me, but the 'knowledge' wasn't too very welcome. She sat stirring her drink and feeling unclose to me. She worries over the way her love for me comes and goes, appears and disappears. She doubts its reality simply because it isn't as steadily pleasurable as a kitten. God knows it is sad. The human voice conspires to desecrate everything on earth.
 
(J.D. Salinger, Raise High the Roof Beam, Carpenters)
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venerdì, aprile 29, 2005

fortasse requiris

Devo fare molta attenzione. Le cose che chiedo tendono ad avverarsi.

 

Questo mi sta privando del diritto a un alibi.

 

 Le difficoltà si srotolano davanti a me come rondelle di liquirizia.

Pensavo che avrei dovuto sporcarmi le mani, ma non così.

 

 Incontro risposte travestite da persone. 

Ma parlano a voce molto bassa.

 

 Sapevo che per essere poeti occorre guardarsi vivere.

 

Poi i suoi occhi mi hanno distratto.

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lunedì, aprile 25, 2005

 

COSE CHE VORREI AVERE SCRITTO IO

#10

 

Brother, are you really here?
The package I received is gone
Are you a phantom detective?

Can you read my soul backwards?
I would glide with you
If you are a backwards ghost
I will hire you

Brother, are you really home?
Holy as a blessed worm
A paradise ambasssador
Bring me to your room

And I will throw you rocks today
And watch them pass right through, you say
And this is not a game or test
We both have done some grieving

Brother, with your vast reward
A treasury you can't afford
Surgeries and innocence abounds

And I have read in paper books
My eyes are glands on twisted hooks
Never have I felt or looked
So sorry for you now

Brother, are you trained to spy?
One eye open, one eye dry
When I die, will you be my neighbor?

Tell me things I like to know
Dressing up from head to toe
Let them know to and fro
From here and tomorrow

Brother, are you really here?
The message I received is gone
Are you a phantom detective?

Can you read my soul backwards?
I would glide with you
If you are a backwards ghost
I will hire you

                                                               (Beck, Brother, 1997)

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venerdì, aprile 22, 2005

LO SCURO OGGETTO DEL DESIDERIO

Ebbene sì, da quando so che è uscita di produzione la desidero ancora di più. Tutte le volte che ho tentato di mettere i soldi da parte per comprarmela poi qualcosa di più urgente si è frapposto tra noi, come in quelle storie d'amore che partono storte con uno dei due che viene trasferito in Cile. Per dire. Insomma, adesso ci sono solo più gli esemplari in stock e poi addio a questo gioiellino di creazione sovietica. Però siccome tra un paio di settimane è il mio compleanno magari un pool di lettori del mio blog fa una colletta... ehm...

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mercoledì, aprile 20, 2005
impossible is something
 
ho deciso di essere meno dura nel giudicare i miei sbagli. intanto non è detto che siano sbagli, potrebbero essere solo successi differiti destinati a rivelare tutta la loro portata al momento giusto, cioè tra due mesi, o dieci anni, o alla prossima glaciazione. e in ogni caso, se anche fossero errori madornali, colossali svarioni epocali, saranno tuttavia i miei, con un certo grado di creativa ostinazione che da sola li giustifica e li emenda. ogni volta che ritorno su un’azione del mio passato le conseguenze che si sono generate da essa si ramificano come in un ipertesto, e alla fine non c’è più un solo punto di partenza, ma infiniti, e più dei termini contano i collegamenti. forse le uniche cose inutili, o sbagliate, sono quelle da cui non si è generato niente, piccoli cortocircuiti di senso, fiori che non sono sbocciati. tutti gli altri passaggi hanno saputo ostentare un’anima meticcia, refrattaria alle catalogazioni, e ancora mi ammiccano dalle pagine di album sbiaditi e da biglietti d’aereo non trasferibili. ho l’impressione che l’intero scenario si generi al mio passaggio producendosi in infinte combinazioni per poi richiudersi alle mie spalle, come se la realtà fosse una teoria di membrane polimorfe.  
ho deciso di essere meno dura nel giudicare gli sbagli degli altri. questa parziale sospensione di giudizio mi dispensa da fare domande, da pretendere risposte e da occupare linee telefoniche al solo scopo di mettere tutto in ordine. la logica è un appiglio friabile, capricciosamente unidirezionale. la presunzione di capire qualcuno… dio, io non vorrei che qualcuno mi capisse, davvero, no. vorrei che mi amasse in tutta la mia misteriosa, sorridente incomprensibilità.  la verità, quando arriva, arriva a cose fatte, come la luce di stelle già spente, collassate. ma fino ad allora, ognuno balla al suo ritmo, e ogni tanto, per magia, alcuni coincidono.
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domenica, aprile 17, 2005

L'INEVITABILE MOMENTO SOUTH PARK

dOPO aLCUNE pERIPEZIE dI sALVATAGGIO e uPLOAD, fINALMENTE sONO iN gRADO dI pOSTARE iL mIO rITRATTO sOUTHPARK. eCCOLO qUI:

cOURTESY oF pEDRA

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venerdì, aprile 15, 2005

All that you left behind

Non ho mai avuto la sicurezza che mi attribuisci. Quella che avevo se la sono portata via i miei sogni. Così confusi, e così intensi, da lasciarmi sconvolta al risveglio; ci metto sempre un po’ a riabituarmi alla realtà. E mi rimane il dubbio che la realtà sia solo un grado diverso di sogno, in cui i simboli sono verbali invece che tattili. In uno di questi sogni rarefatti ho incontrato te e mi è sembrato di comprendere, in un momento fuggevole di consapevolezza, che avevi già visitato il mio inconscio, ed era solo un ritrovarci il nostro. Perciò sapevo cose di te che non avrei dovuto sapere, tuttavia non le avrei mai usate per nuocerti. Le avrei usate, se mai, per aiutarti a ricordare che ci eravamo già visti, e parlati, e toccati. E insieme avremmo potuto attraversare il labirinto che separa i sensi dalla mente, nell’unico modo in cui è possibile farlo, cioè fidandoci di noi stessi e dell’altro.

 

Vuoi fidarti, adesso?

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venerdì, aprile 15, 2005
TAPUM
 Silvia ha gli occhi neri, i capelli leggermente mossi, un viso dolce e dai tratti infantili, reso ancora più adolescenziale da un ombretto iridescente. Il suo italiano incerto la rende buffa, come se si fosse ritagliata un ruolo di spalla comica. Silvia è una 25enne moldava che non assomiglia per nulla all’immagine che normalmente si associa alle parole “25enne moldava”, a dimostrazione che gli stereotipi, buoni o cattivi che siano, sono un’inutile semplificazione di una realtà ben più viva e pulsante. Ascolto Silvia che mi racconta della sua vita, prima in Moldavia e poi, da otto mesi, in Italia.  Del suo lavoro di badante, sempre a termine, tra le bizze della senilità e il fastidio di compiti ingrati. Del marito sposato a 19 anni, che vive tra la Germania e la Moldavia, e che non vede da quando è partita. Della famiglia che ha lasciato a casa, a cui spedisce cioccolata e scarpe. Del padre che non ha i soldi per operarsi di calcoli ai reni in quanto il sistema sanitario moldavo è allo sfascio (come tutto, dopo il crollo sovietico). Della speranza di un permesso di soggiorno per farsi assumere come parrucchiera o estetista. Della voglia di tornare in Moldavia nonostante tutto, cioè il nulla che è diventata. Ascolto tutto questo trasudando privilegio. Lo so, ne sono consapevole e mi sento irrimediabilmente occidentale, e colpevole. Ma non è per lavarmi la coscienza che ho deciso di parlare di Silvia. L’ho fatto per due motivi: innanzitutto perché volevo restituirle quell’identità che la sua condizione di clandestina le nega; e  poi perché mi ha chiesto di diffondere la sua richiesta di impiego come badante, con vitto e alloggio, nella zona di Torino o Asti. Quindi se qualcuno ha bisogno o sa di gente che ha bisogno, PER FAVORE, me lo faccia sapere. Perché io alla teoria dei sei gradi di separazione ci ho sempre creduto, ma sarebbe bello averne una dimostrazione adesso.
 
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martedì, aprile 12, 2005

the end is the beginning is the end

Nella luce blu del mattino, filtrata attraverso le tende, il suo volto sembrava quello di un idolo dormiente in un tempio cambogiano: le palpebre spesse, le labbra carnose, il naso dritto e la fronte ampia e distesa. Avrei voluto parlargli, ma il suo sonno era profondo e maestoso come l'Oceano. Quella barriera che si era creata tra noi faceva sì che i nostri sensi non fossero mai allertati allo stesso momento, ed io avevo l'impressione di guardarlo attraverso un vetro spesso e opaco. L'inconsapevolezza era fatta di risate e progetti mai trasformati in azione, ma riposti a decantare come vini appena abboccati. Intanto la polvere continuava a posarsi sulle mensole e sulle nostre promesse. Quei momenti di confine, tra la notte e l'alba, erano gli unici in cui l'illusione lasciava il posto ad una serena consapevolezza, e allora vedevo le cose per quelle che erano, semplicemente. Tutte le parole dentro di me precipitavano fino a condensarsi in un residuo sabbioso. Era una sabbia ostinata, che non se ne andava e mi costringeva a sfregarmi gli occhi più volte. Durante queste veglie involontarie lo osservavo dormire con il distacco di un entomologo. Questa strana creatura di carne e sangue che occupava lo spazio che lasciavo vuoto nel letto. Quando il suo respiro profondo si trasformava in un leggero russare, bastava che lo toccassi leggermente perchè smettesse. Cercava di non dare fastidio neanche quando dormiva, e questo pensiero mi commuoveva mio malgrado. Sapevo che presto o tardi avrei dovuto affidarlo a mani più comprensive, a sguardi più limpidi. Intanto fuori si faceva giorno.

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sabato, aprile 09, 2005

I don’t believe in spirits

 Ok, questa è una di quelle rivelazioni che di solito fanno perdere 1000 punti con le persone che valutano l’essere figo in base al grado di autodistruttività, machismo e altre amene categorie hemingwayane presenti in quello che fai, ma: io non bevo quasi mai. Alcolici. Però quelle poche volte l’anno che lo faccio sono molto esigente, e ovviamente reggo pochino. Così ieri un bicchiere di Madeira invecchiato 10 anni è bastato perché il soffitto dei Tre Galli iniziasse a girare con moto ondulatorio. Poi a me sembrava di avere tempi di reazione e tono di voce normali, ma le facce dei miei amici – tranne quando si trasformavano in enormi, sorridenti coccinelle blu – raccontavano un’altra storia…
 
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venerdì, aprile 08, 2005

IL DOLCE IERI

questa sono io in un momento imprecisato degli anni settanta, e si vede subito dai coprisedili e dal maglione psichedelico in primo piano. questa foto mi piace moltissimo per un sacco di motivi, ma il principale è che non ne so nulla: non so dove sono, chi l'abbia scattata, di chi sia l'auto, cosa sto facendo e soprattutto a che cosa serva uno specchietto retrovisore ad altezza cruscotto. mi piace perchè accanto a quel volante sembro ancora più piccola, perchè non si capisce nemmeno se sono un bambino o una bambina, perchè sono assolutamente tranquilla e assorta nei miei pensieri proprio come oggi, perchè c'è una bellissima luce autunnale e perchè mi ricorda che quando è il momento di mettersi in viaggio io sono sempre pronta, fiduciosa e disponibile.

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giovedì, aprile 07, 2005
*supernova*
 
mi sveglio nel cuore della notte, con uno strano formicolio ai polpastrelli.
avrei bisogno di suonare fino a vedere i segni delle corde sulle dita.
invece rimango lì a fissare il buio, rimbalzando tra il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me.
ho appena  iniziato a riconoscere il luccichio dei diamanti nel cuore degli uomini.
è una questione di percezione, e la percezione della luce si può affinare solo al buio.
distinguo i contorni, ora. il debole chiarore della mia pelle.
le minime variazioni luminose che precedono l'alba.
e questo è solo lo spettro del visibile. un piccolo intervallo nelle oscillazioni di elettroni impazziti.
tutto quello che posso fare è cercare di spostare il confine.
ogni giorno che passa sono più vicina.
poi mi basterà chiudere gli occhi per vedere meglio.
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mercoledì, aprile 06, 2005
La vida es sueño
non so, la sensazione ultimamente è di vivere in una specie di dimensione a metà tra il sogno e la veglia. tutto arriva in modo più attutito e ovattato, come i suoni sott'acqua. mi capita di chiedermi se le cose che mi succedono sono vere o se le ho solo (solo?) sognate. a questo clima straniante concorrono il clamoroso cappotto inflitto al centrodestra - una sbornia di esultanza da cui devo ancora riprendermi e che mi sembra troppo bella, come se all'improvviso mi fossi ritrovata a vivere in un paese civile - le giornate che iniziano sempre nuvolose e poi diventano soleggiate come se seguissero il copione dei miei desideri, la mia attenzione ondivaga, il mio perdermi mentale e spaziale e una ricorrente sensazione di deja vu. Ieri ho passato tutta la giornata lungo il confine tra realtà e immaginazione, e poi in serata è iniziato il delirio: il Berlusconi che sparisce dietro al suo sorriso fasullo come il gatto del Cheshire a Ballarò... l'ho visto o l'ho solo sognato? E Alemanno in palese imbarazzo? E Rutelli capace addirittura di commenti beffardi? E passando dal politico al privato: le persone con cui ho a che fare... sono reali o le sto solo immaginando così? credo che solo una pecora elettrica potrebbe fugare i miei dubbi. intanto però sarebbe già qualcosa cercare di dormire più di 6 ore per notte. forse.
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martedì, aprile 05, 2005

Due o tre cose che so di me

  1. odio la musica ska. davvero. sì. ho detto sì.
  2. mi piacciono gli aeroporti, con le loro infinite possibilità.
  3. non sono diffidente e parlo dei fatti miei con le persone che conosco da poco. meno con quelle che conosco da molto.
  4. penso che il mondo sarebbe un posto migliore se ripristinassimo il baratto.
  5. di norma non confronto i prezzi al supermercato. però faccio le scivolate col carrello e le parallele sulla scala mobile.
  6. se dovessi vivere in una serie tv sarebbe scrubs.
  7. non rileggo mai un libro. soprattutto se mi è piaciuto.
  8. valuto una persona in base ai tempi di reazione alle mie battute.
  9. pratico air kung fu, che è un po' come l'air guitar però non ci sono ancora i campionati.
  10. credo che l'intelligenza consista nella capacità di creare collegamenti.

 

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sabato, aprile 02, 2005
PIANO SEQUENZA
 
Quella volta che avevo una risposta molto arguta da darti, e non l’ho fatto per lasciarti la vittoria.
Quella volta che eri in ritardo e sei arrivato e ti ho sorriso senza nemmeno una virgola.
Quella volta che potevo scegliere di girarmi e non avresti mai visto le mie lacrime.
Quella volta che pioveva e non m’importava e sono saltata a piè pari in una pozzanghera, e tu hai riso.
Quella volta che ti ho abbracciato con il silenzio perché era più forte di mille parole confortanti.
Quella volta che al cinema non riuscivo a seguire altro che la tua presenza vibrante.
Quella volta che stavo per perdere l’autobus per comprarti un regalo.
Quella volta che ho visto le mie difese crollare una ad una e non ho avuto paura perché il percorso portava fino alla porta di casa tua.
Quella volta che tutt’e due abbiamo detto la stessa cosa e poi ci siamo guardati e c’era tutto in uno sguardo.
Quella volta che guidavi ed era notte e cercavo di non addormentarmi per farti compagnia.
Quella volta che hai suonato per me e la tua voce non ha mai smesso di cantarmi dentro.
Quella volta che ti ho amato.
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venerdì, aprile 01, 2005

NOT TODAY, DEAR

Scritto sul dorso della mia mano, riassume bene il mio stato d'animo. Perchè non è che uno possa essere sempre conciliante, disponibile, premuroso. Quindi oggi no. Non ho consigli da dare e nemmeno risposte comprensive. Livello di empatia zero. E' la mia giornata dell'indifferenza ecumenica. Cioè non cago nessuno senza fare distinzioni di sorta. Tutto questo è molto sano: la sospensione temporanea  mi permetterà di essere davvero partecipe nei prossimi giorni. Ah, ne esco anche abbastanza bene, il che è un extra-bonus come le ciliege di pacman.

 

postato da: fulmine alle ore 17:17 | Permalink | commenti (7)
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