domenica, luglio 31, 2005

La paura della morte spiegata ai miei figli

 


Ecco, la prima cosa da dire, prima ancora di entrare nei dettagli di questo post, è che io non ho figli. O almeno non ancora. Quindi se c’è qualcuno che deve aver paura della mia morte, quelli sono loro. Figli che io non ho ancora avuto il tempo di mettere al mondo, distratta e sfasata dalle eclissi solari, resa prudente dalla flessibilità lavorativa, addormentata sul più bello di un fine settimana romantico che poteva anche portare a, estremamente restia ad accettare donazioni di seme, anche se di buona qualità.
 
Ma nell’ipotesi in cui quei figli esistessero, e avessero paura di morire, prima o poi, e io dovessi a tutti i costi tranquillizzarli in una notte di luna piena dopo la visione di un film horror di dubbia qualità dei primi anni ottanta, allora direi:
 
primo: non ha senso avere paura di qualcosa che deve necessariamente succedere. di solito si ha paura di qualcosa che potrebbe succedere. o anche no. è nello scarto tra certo e possibile che alberga la paura. ecco perché la gente ha paura dei serpenti, ma non dell’ossigeno, dei viaggi in aereo ma non di allacciarsi le scarpe, dei fantasmi ma non dei bidoni della spazzatura.
 
secondo: la morte come fenomeno fisico è un processo lungo e costante che inizia con la nostra nascita, e che noi possiamo solo rallentare, ma non arrestare. quindi cominciamo a morire un po’ dal primo giorno di vita. siamo esseri morenti tanto quanto viventi. fino al giorno in cui le percentuali si distaccano sensibilmente, ma è solo una questione di quantità.
 
terzo: se possiedi un qualche tipo di fede, la morte non è che un passaggio ad un’altra dimensione. non ha senso avere paura di una porta. se invece non credi a una vita dopo la morte, la morte è come un muro alla fine di una corsa.  non ha senso aver paura di un muro.
 
quarto: spesso si confonde la paura della morte con la paura del dolore fisico. ma non è detto che la nostra morte sia accompagnata dal dolore. si muore in tutti i modi, e alcuni non sono affatto male: nel sonno, facendo sesso, sul colpo, dopo aver vinto la lotteria, su un ottovolante, al cinema, a bordo di uno yacht, ridendo, dopo una gran mangiata, sotto l’effetto di un’anestesia, guardando il tramonto sul bosforo.
 
quinto: la gente che ha paura di morire in realtà ha solo paura di vivere. non è di quel singolo episodio che ha paura, ma di tutto quello che lo precede. del fatto che non sia abbastanza. che la morte arrivi troppo presto. se la gente pensasse che può morire in qualsiasi momento, selezionerebbe meglio i momenti da vivere. e coordinerebbe meglio la biancheria.
 
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sabato, luglio 23, 2005

abbastanza, e non piove neanche

 

...stava iniziando, come quelle cerimonie di apertura di commemorazioni che non servono a nessuno, capaci solo di acuire il senso di distanza tra chi ancora ricorda e il resto del mondo, un mondo veloce e oliato dalle magnifiche sorti e progressive. E poi far aspettare era diventato un crimine contro l'umanità da quando si era verificato quel suicidio collettivo di diecimila appassionati di lost che non avevano saputo - potuto? - attendere la ripresa autunnale della serie, ed erano stati trovati con la testa in sacchetti di sabbia. Sabbia fine, caraibica, letale per le vie aeree. E anche per le linee. Poteva anche essere la fine del mondo, cristo, ma non era il caso di farla tanto lunga. C'erano cose altrettanto importanti, anche più degne volendo, come i dietro le quinte del Live8 in cui si vede bono fare il dito medio a geldof che si è accaparrato l'intervista doppia con mandela in diretta dal sudafrica, o le gare di sudoku vivente a ginza, oppure i rave nei supermercati l'ultima settimana del mese, quando diventano cattedrali nel deserto, luccicanti e inaccessibili come supermodels virtuali. Le persone aspettavano senza più porsi domande, quelle scritte enormi in cielo erano inequivocabili, rimaneva da capire se c'era ancora il tempo di rollarsi una canna, giusto per tenere a bada l'ansia da prestazione, e poi via, con i morti a reincarnarsi come in un film di romero - per quanto forse con meno vis satirica - le trombe celesti, proprio ora che i fiati non erano più di moda; i pentimenti in extremis prima del fischio finale del libero arbitrio; le facce allegre dei bambini di satana che finalmente finivano proprio dove volevano dimostrando che la via dell'inferno è lastricata di intenzioni, buone o cattive che siano. C'era attesa per veder dove sarebbe finito Elvis, e soprattutto se era ancora vivo. Il silenzio e la calma erano inframmezzati dall'abbaiare dei cani. Gente in doppio petto si chiedeva se il falso in bilancio sarebbe stato depenalizzato anche lì. Gente perplessa cercava di ricordarsi che cos'era esattamente l'accidia, ma poi lasciava perdere. Qualche ateo continuava a comportarsi come se non stesse succedendo niente.  Ma la maggior parte se ne stava con la faccia in su, totalmente dimentica del fatto che la terra si sarebbe prima dovuta aprire, per accogliere i reprobi. Nel momento in cui si squarciarono le nubi, migliaia di telefonini scattarono all'unisono. Per fortuna, c'era ancora abbastanza luce.

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domenica, luglio 17, 2005

CHAIN, CHAIN, CHAIN...

Ricevo ed espleto la catena libraria:

1. libri nella mia biblioteca
io veramemte non possiedo biblioteche, solo qualche libreria sparsa. libri tanti. però non li rileggo mai. una volta letto, il libro non ha più nulla da fare, con me. al massimo viene prestato.   
2. ultimo libro comprato

in realtà sono 3 perchè il mio bieco scopo era quello di ottenere l'omaggio estivo, quindi 3 libri einaudi. però a mia discolpa posso dire che 2 li avrei comprati ugualmente. 

george saunders "il declino delle guerre civili americane" 

tommaso pincio "la ragazza che non era lei" 

raymond carver "il mestiere di scrivere"

3. libro che stai leggendo ora
siccome vado in multi-tasking, sono 3 anche qui: 

McSweeney's Mammoth Treasury of Thrilling Tales

il suddetto pincio che sto facendo una fatica dannata a finire 

un terzo che per ora non posso rivelare ma prossimamente lo farò.

4. tre libri che consiglio
j. d. salinger “alzate l'architrave, carpentieri!”
herman melville “moby dick”
kurt vonnegut “la colazione dei campioni”

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martedì, luglio 12, 2005
PRIMO ESTRATTO

Non riesco a procedere con ordine, quindi scusa. Io lo capisco, sai, che la routine finisce con il diventare la versione meno problematica di una vita. Ma. Le persone possono essere così commoventi se ti metti ad osservarle. Sì, anche quelle che ti sudano addosso sul tram. Perchè nonostante tutto sono lì e non si sono arrese. Vanno da qualche parte. Sperano. Comprano fiori per anniversari pieni di silenzi e riparano oggetti che avevano smesso di usare già da tempo, prima di romperli. Eppure tutto questo a me non sembra inutile, anzi. Mi sembra poetico e degno di rispetto e anche l'unico modo, a volte. Perchè tra un cinico e un santo la sola differenza è il grado di partecipazione.
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giovedì, luglio 07, 2005
DURANTE


Esco di casa - tu probabilmente stai ancora dormendo e ti perdi questo spettacolo di nuvole sfilacciate;

aspetto il 13 - via Po raccoglie gli ultimi, pallidi studenti in zona esami;

Lavoro - suona il cellulare e il mio amico F. mi dice 'hai visto a Londra?' ed io non ne so niente, è tutto successo mentre uscivo per andare al lavoro e da allora non ho più avuto contatti con l'esterno;

Invio una mail molto speciale - e mi chiedo se sia il momento migliore per farlo, se la persona dall'altra parte sia pronta, se lo sarà mai, e poi decido di sì perchè ho già rimandato troppo, e non sono immortale;

uso gli ultimi scampoli della pausa pranzo per scrivere questo post - sono stata lontana per un po' e mi è mancato il contatto con i bloggers;

mi tuffo di nuovo del lavoro - e ci penso durante.








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