giovedì, marzo 30, 2006

Trovarsi nelle cose

Che poi io ho sempre saputo che più ci si sforza meno le cose vengono bene, solo che pensavo di dover dimostrare qualcosa. a me stessa, prima di tutto. invece mai come in questo periodo ho capito che basta farsi trovare ben disposti e le cose accadono spontaneamente, senza doversene preoccupare eccessivamente, solo per una legge naturale di attrazione.

C'è voluto un po' per capire che non puoi sempre avere quello che vuoi, ma che ti arriva quello che ti serve.

Questo e altri piccoli miracoli li devo alla sospensione del giudizio e alla capacità di affidarmi al processore centrale, che possiede tutti i dati e non solo la mia memoria a breve termine (la quale per altro è piuttosto labile): e sono stati occhi neri e risate e aiuti insperati e mille modi in cui la vita mi sta coinvolgendo in un progetto misterioso e affascinante e pulsante e impalpabile. Ha funzionato bene smettere di guardare la mia immagine nello specchio, e cominciare a guardarmi intorno.

Poi aiuta che ci sia un cielo azzurro che sa stupire di nuvole e di rifllessi.

Random quote:

"Non ci si può allontanare consapevolmente da un qualche oggetto senza volgere la testa per assicurarsi che ci stiamo allontanando".    Paul Valéry

postato da: fulmine alle ore 21:38 | Permalink | commenti (4)
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giovedì, marzo 16, 2006
Ci sono giorni, e ci sono notti.
E poi ci sono ore notturne che sconfinano nel giorno nonostante i tentativi di negarne l'evidenza e pomeriggi in cui ti addormenti e ti risvegli che è martedì, e attacchi di fame improbabili alle quattro di mattina che fai fatica a classificare come colazioni non foss'altro perché hai ancora su le scarpe e il camion della raccolta differenziata del vetro (che annuncia il nuovo giorno della tua vita metropolitana) non è ancora passato.
Le ore si dilatano come le tue pupille ferite da un sole accusatore, mentre tu vorresti solo ombra e suoni attutiti e brandine dove stenderti per recuperare le forze. Non dormi le classiche 8 ore da troppo tempo per rimpiangerle. Però 4 sembrano troppo poche anche per te. Ricordi vagamente una vita in cui i colori non vibravano e le stanze avevano sempre le stesse dimensioni. In cui sapevi inanellare ragionamenti concatenati e non solo frammenti di una paratassi quasi zen. Ti senti come se il down di anfetamine fosse la tua condizione permanente, ma senza l'angoscia, tranne quando devi attraversare la strada. Fatichi a mettere a fuoco oggetti in movimento e identità di colleghi. Ci sono insetti appostati sulla parete delle tue cornee, ma all'inizio pensi che esistano davvero e che scivolino silenziosi alle tue spalle. Poi inizi a vedere il mondo a retino macro come fosse un Lichtenstein.
Il colpo di grazia te lo danno i mezzi di trasporto (soprattutto se stai guidando tu. In quel caso letteralmente), su cui ti addormenti anche in piedi per risvegliarti poi al capolinea di una città livida e slabbrata che fatichi ad identificare con la tua.
Dopo tre giorni così, sei in pieno jet-lag, tarato su Pattaya, tanto che mediti un trasferimento giusto per rimetterti al pari con gli altri. Ti converrebbe, dato che in ufficio iniziano a sospettare che ti droghi, dopo che ti sei addormentata durante la riunione e hai sbagliato due volte a scrivere il tuo nome.
L'unica consolazione è sapere che da qualche parte, nella tua stessa città, un altro fesso come te si aggira abbacinato incantandosi davanti ai semafori, aspettando che esca il suo numero.
postato da: fulmine alle ore 16:35 | Permalink | commenti (3)
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sabato, marzo 04, 2006
I was a kaleidoscope
 
Nel viaggio non ci sono canali liberi su cui appoggiare le proprie considerazioni di ieri, uno dei qualsiasi ieri che affollano la mente, impedendoti di percepire la Meraviglia di luci al neon con draghi fiammeggianti e lame oblique che fendono la notte. Se hai mai dovuto confidare nella pietà circonfusa di luce di una stazione di servizio nel cuore di tenebra di mappe lette al rovescio, allora sai cosa intendo. La gratitudine, e il peso di zaini sformati, e di tasche piene di troppe monete per poter anche sono pensare di tirarle fuori. Salteranno fuori tutte al ritorno, e saranno i pedaggi che hai dovuto pagare per esserti smarrito, e per i ponti mentali che hai attraversato, e per lacrime che come per magia si sono asciugate da sole, e non faceva neanche troppo caldo.

 
Questo non sei mai riuscito a scriverlo sulle cartoline.
 
postato da: fulmine alle ore 15:22 | Permalink | commenti (10)
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